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Saturday, October 31, 2009

Black Books



Black Books é una libreria. I libri sono tutti ammucchiati qua e lá, in disordine. L’ambiente é polveroso e scassato ma accogliente.

Nella libreria ci lavora il padrone, Bernard, misantropo alcolizzato e fumatore accanito, e Manny, un personaggio talmente eccentrico da non trovare aggettivi per descriverlo. Fran é la terza protagonista, amica dei due e compagna di bevute di Bernard, passa il suo tempo tra la libreria e situazioni assurde. Apparizioni sporadiche di David Walliams (Little Britain).


Di tutti i telefilm britannici che ho visto finora, questo é in decisamente il miglior prodotto. Ambientazione originale, dialoghi e situazioni completamente surreali, personaggi fuori dagli schemi (Bernard, che non vuole vender i libri perché dopo li deve riordinare, Manny che lascia la libreria in una puntata e si trasforma in un’ “accompagnatrice”), tutto cio’ che capita nella puntata é inaspettato. Il tutto condito con un’ ironia tagliente, mai volgare. Una comicitá se vogliamo piú vicina ai Monty Python rispetto ai soliti telefilm inglesi, che come avrete intuito se avete letto i miei post precedenti rifuggono facilmente nel trash. Bellissima.

Monday, October 19, 2009

The Inbetweeners



Una strategia efficace per riprendersi da un momento di crisi é osservare qualcuno, magari che non ti sta molto simpatico, che se la passa peggio di te. É esattamente la grande idea di questo telefilm, “The inbetweeners”.

Narra di quattro adolescenti alle prese con la scoperta della vita e, in particolare, delle ragazze. Non é possibile narrare le catastrofiche figure di merda in cui incorrono. Il livello di imbarazzo dello spettatore finalmente e inesorabilmente raggiunge il parossismo. Se quando ripensi alla tua adolescenza credi di essere stato impacciato e inopportuno nella maggior parte delle relazioni sociali che hai vissuto, dopo che avrai visto questo telefilm potrai finalmente tirare un sospiro di sollievo.

Se invece sei nel pieno dell’adolescenza o ci stai per entrare, questo telefilm é un perfetto manuale su tutto cio’ che un ragazzino maschio dovrebbe evitare di fare. E in piú, I quattro protagonisti, oltre ad essere stereotipi di rara banalitá (il secchione, il carino ma impacciato, il contaballe, il totale idiota) sono di un’antipatia unica. Quindi per una volta non ci si sente in colpa per le disgrazie altrui.

Temo che le intenzioni di chi ha ideato questa serie non fossero queste e credo che se ne parlaste ad un inglese lo prenderebbe un po’ piú sul serio, ma per la nostra sensibilitá questo é il migliore uso che ne possiam fare.

Saturday, September 5, 2009

Videocracy



Sono andato a vedere Videocracy per caso.

Una volta arrivato mi aspettavo, forse ingenuamente, una bella riflessione sul ruolo dell’apparenza nella nostra televisione, la mercificazione della donna, magari come funzionano i messaggi subliminali e così via.

Mi sono invece trovato di fronte all’ennesima invettiva contro Silvio Berlusconi. Invettiva peraltro male realizzata. Manca letteralmente uno svolgimento, una tesi (per intenderci, alla Michael Moore), e a me è parsa come una sintesi di cose già viste e sentite. Non si impara nulla di nuovo.

La ricerca dell'"apparire" come valore supremo non viene interpretato come caratteristica tipica di tutta la società occidentale, ma come una tipicità italiana dovuta al fatto che Silvio Berlusconi, che è stato dimostrato quale noto puttaniere da recenti vicende di cronaca, ha plasmato la televisione commerciale sulla sua visione del mondo, tutta culi e tette.

E io che speravo in una bella introduzione sul fenomeno “Colpo Grosso”, visivamente citato e comunque non un prodotto della televisione berlusconiana, o qualche riferimento ai film con Edwige Fenech, con cui ho avuto l’onore di crescere. Niente.

E poi noi italiani siamo sempre i peggio, la nostra TV fa proprio cacare. Non come la programmazione statunitense, dove grazie a “Fear Factor” possiamo ammirare concorrenti che, per vincere soldi, si mettono a mangiare vermi vivi. E il bello che situazioni del genere in Italia erano state previste trent’anni fa.

Friday, June 19, 2009

The Big Bang Theory

The Big Bang Theory racconta di quattro amici nerd che lavorano al dipartimento di fisica di non so quale universitá a Los Angeles.
Due di questi condividono l’appartamento, e un bel giorno arriva come nuova vicina una ragazza bellissima, buona e semplice, che lavora come cameriera. Uno dei ragazzi si innamora di lei, e questo diciamo é il tema principale.
Per il resto é costruita stile commedia brillante, ambientata principalmente nei loro appartamenti e basata su dialoghi fighi (tipo Friends o Senfield, per indenderci).
Un paio di considerazioni.
Primo, finalmente un telefilm che parla di accademici (sperare negli economisti era troppo anche perché probabilmente un economista é molto piú noioso di un fisico). E riescono a farlo in modo divertentissimo, puntando sulle idiosincrasie dei nerd (esilarante l’ indiano che ammutolisce in presenza delle belle donne e viene scambiato per un ottimo ascoltatore).
Secondo, anche se lo schema é giá noto, le storie sono davvero esilaranti, e i dialoghi sono geniali nella loro assurditá, anche se a volte un pochino pedanti (ma la pedanteria é propria della mente rigorosa e quindi in questo modo rispecchiano appieno i personaggi).
La prima serie é imperdibile, vediamo la seconda.

Monday, June 1, 2009

Fiammetta

Recentemente non guardo molta TV, così magari di stupisco di cose che in realtà sono assolutamente normali.
..Stamattina mi son svegliato e ho acceso il televisore, c'era una pubblicità che raccontava di un gruppo di amici maschi che suonano insieme e che devono incontrare una nuova tastierista, tale "Fiammetta". Si presenta un figone atomico che oltre a essere gentile e piacevole alla fine del concerto ammicca pesantemente a uno dei ragazzi.
Io non posso svegliarmi e vedere ste cose. E' semplicemente falso, non succede, Basta!
Per forza poi la gente è depressa, è questo alzare continuamente le aspettative, nel sesso, nel lavoro. Soprattutto nel sesso.

Sunday, May 10, 2009

Gavin & Stacey


Gavin & Stacey é la storia di due ragazzi che per lavoro si conoscono al telefono. Lui é di Essex e lei é gallese. Si piacciono, si incontrano , si innamorano e si sposano. Gli altri personaggi della vicenda sono i suoceri (anche se per l’esattezza il padre di lei é morto ed é sostituito dallo zio omosessuale latente e logorroico) e dai rispettivi migliori amici, entrambi ciccioni, che talvolta quando si vedono trombano e fanno anche un figlio.
É in assoluto il telefilm piu’ noioso che abbia mai visto. Se le sit-com inglesi ci hanno abituato alle scene di imbarazzo anche pesante, qui lo spettatore si sente imbarazzato pensando semplicemente alla poverissima sceneggiatura.
L’idea dovrebbe essere giocata sulla differenza tra le culture, ma io, a parte il fatto che l’accento gallese toglierebbe la femminilitá pure a Grace Kelly, (mentre a Essex parlano Cockney, e anche questo fa abbastanza schifo) e che i gallesi sono molto piu’ tamarri, ma comunque sempre di tamarri si parla, io ste cazzo di differenze non le vedo.
Per non parlare dei personaggi. Il protagonista é una brutta versione di Robbie Williams e esegue esattamente due espressioni facciali diverse nel corso di due serie. Lei é buonotta ma appena apre la bocca pensi al mercato del pesce di Roma. Sono tutti antipatici e privi di spessore, tranne forse la cicciona che ha un suo perché , ma non chiedetemi quale. Insomma per chi, come l’editor di questo blog, si diverte a comprare sit-com inglesi su amazon.uk, consiglio vivamente di tenersi alla larga da questa.

Saturday, May 2, 2009

Peep Show

Peep show é un telefim ambientato a Londra. É la storia di due amici trentenni che vivono insieme.

Uno é una specie di impiegato nerd, disilluso dalla vita, insicuro e capace sempre di dire o fare la cosa sbagliata in presenza di una donna che gli interessa (questo in realtá é comune tra noi maschietti, ma solitamente lo sbaglio non é mai cosí grande come quelli che compie lui). L’altro é un disoccupato cannonaro che compone musica elettronica e sogna di sfondare, é piú estroverso e cool, se vogliamo, ma comunque con delle belle tare.
Entrambi, e questo a mio avviso é molto realistico, conducono una vita sessuale molto frustrata, intrappolati in poche e insoddisfacenti avventure di ripiego. É un po’ trash ma le serie inglesi ci hanno abituato a peggio (vedi Shameless, di cui prima o poi parleró).

La struttura é ripetitiva ma figa: é quasi tutto girato in soggettiva, rappresentando il punto di vista dell’uno o dell’altro protagonista, ai dialoghi reali si intermezzano i loro pensieri. La prospettiva degli eventi é quindi doppia e se vogliamo opposta, considerate le differenze dei due personaggi.
L’inglese, infine, é particolarmente agevole, non si sentono inflessioni dialettali, talvolta usano uno slang leggerissimo, e la stessa struttura dei dialoghi impedisce grandi articolazioni nel discorso. Si rivela cosí adatto a chi vorrebbe iniziare a guardare telefilm in lingua originale.

La loro pagina su Channel 4

Monday, April 20, 2009

Disney's double take

Tornato in Inghilterra, mi è capitato tra le mani un articolo sulla Disney e sul rotoscoping. Ho così scoperto che le scene di molti cartoni erano state ricavate ricalcando scene di cartoni precedenti.
Caso vuole che il cartone più fake sia proprio il mio preferito da bambino, Robin Hood.
Tuttavia non ci sono rimasto male.
Per esempio, quando imparai che La canzone dell’amore perduto è una rivisitazione del concerto per tromba in D major di Telemann, mi sentii un po’ deluso.
Invece continuo a pensare che Robin Hood sia stato il mio cartone preferito.
Ma è davvero importante?
O forse il punto è che, anche se non importa, questo articolo avrebbe potuto rovinarmi la giornata. Così mi domando se a volte certe cose ho proprio voglia di saperle.
Per la mia persona questa non è una bella domanda, considerato il fatto che la maggior parte dei problemi di natura economica si risolverebbero attraverso il potere informativo e ciò è proprio quello di cui mi occupo. Ma evidentemente il bambino che è in me è un po’ luddista..

Tuesday, April 7, 2009

Atonement

A Oadby, alla cena di Natale del dipartimento, confesso alla mia amica Siân la mia passione per i romanzi. Lei, di orgini gallesi e con un master in letteratura inglese, mi parla di Ian McEwan e del suo libro più famoso. Atonement. Imparo ora che ne è stato tratto un film. In Italia pare che sia stato tradotto con Espiazione. Dato che recentemente leggo solo robazza fantasy, cercai il libro incuriosito.  

È un romanzo decisamente femminile, non c’è quindi da stupirsi che mi sia piaciuto, dato che uno dei miei libri preferiti è Cime tempestose. È la storia di una persona che commette un errore irreparabile. Diventata scrittrice cercherà, attraverso la scrittura, un modo per riparare al suo torto e ottenere la redenzione. Non dirò di più per non rovinare la sorpresa. 
È in assoluto una delle storie più tristi che abbia mai letto. 

Dal punto di vista narrativo, l’uomo è un buon romanziere, lo stile è bello e efficace (per quanto il mio inglese ancora timido possa apprezzare i dettagli della scrittura in originale). Conosce gli strumenti del mestiere: utilizza al meglio la forza dell’evento, esalta come lo stesso avvenimento possa esser percepito in modo totalmente differente da diversi punti di vista e come questo possa influire sul corso delle cose, utilizza il colpo di scena in maniera (quasi) inaspettata. 
Vivamente sconsigliato se siete un po’ giù.

Saturday, March 28, 2009

Gran Torino

Ho visto questo film prima di tornare in Italia. Premetto che amo Clint Eastwood sia come regista che come attore. Mi è piaciuto molto, forse sono ancora a caldo per un giudizio oggettivo, e forse dovrei far parlare chi capisce di cinema. Se non lo avete visto, smettete di leggere ora.
Il film a cui è principalmente collegato è Gli spietati, io l'ho letto come una sorta di superamento.
L'individuo 'che si fa giustizia da solo', che nasce credo con John Ford, compie la sua svolta definitiva all'interno del paradigma americano. Il nuovo eroe non è meno forte, moralmente è più forte di prima perchè rispetta le regole, moralmente continua a difendere la libertà, concetto forse usato per giustificare politiche controverse, ma comunque fondamento del pensiero occidentale di cui l'America è l'araldo.
Il protagonista è il simbolo della nuova America che deve venire, consapevole di cosa comporta il potere, disgustata dalla sua passata violenza, con ancora la volontà di essere 'Imperatrice', integerrima nel difendere i suoi principi, scorbutica ma alla fine disposta a comprendere chi non le è simile, arrivando a sacrificarsi per costoro.

Saturday, March 21, 2009

All at once

L’altro giorno stavo ascoltando una vecchia canzone che mi piaceva da bambino. All at once, di Whitney Houston, 1987. Quel album la consacrò ai suoi esordi e lei divenne una superstar. Non mi ero mai soffermato sulle parole della canzone. Parla di lei che viene lasciata dal moroso per un’altra. Improvvisamente ho avuto un dubbio su tutta la vicenda. Nel 1987, Whitney Houston era una delle più belle gnoccolone d’America, aveva una delle più belle voci di sempre, ora, mi dite voi chi è quel coglione che la lascia per un'altra? O forse, come doveva essere quell’altra? 

Mi sono poi venuti in mente altri casi simili: Françoise Hardy, bellissima cantante francese degli anni 60, vede le coppiette di coetanei felici mentre lei è sola come un cagnone: come è possibile? Dolly Parton, forse non paragonabile alle altre due ma notevole e con una voce clamorosa, che lascia il suo uomo per non intralciarlo, promettendogli però amore eterno. E più recentemente, Britney Spears, che ai suoi esordi, con quella faccetta da adolescente curiosa, si lamenta della sua solitudine. 
Insomma, a me sembra una strategia ben definita. Se una donna bellissima con una gran voce canta che nessuno la ama, ecco che un buon 95 % degli uomini che ascoltano la canzone si fanno il filmino mentale in cui la consolano. Mentre tutte le donne che soffrono per amore si dicono: se è capitato a lei, in fondo è normale. Provate a far cantare I will always love you a Rosy Bindi, sarei curioso di sapere quanti dischi avrebbe venduto.

Thursday, March 19, 2009

Mad men

Mad men racconta di un'agenzia pubblicitaria a New York negli anni sessanta. Come dicono da queste parti, awesome. Visivamente è notevole, i personaggi sono una figata, bello davvero. Non è però esente da pesanti critiche, che non riguardano l'oggetto in sé ma il mio gusto personale. Prima di tutto, mette un'ansia terribile, dà un senso di soffocamento spaventoso, una visione deprimente dell'esistenza, fa passare totalmente la voglia di sposarsi. Le casalinghe sono in assoluto la figura più triste. E la musichetta inquietante al'inizio sembra uscita da un film dell'orrore. E poi vedere il protagonista, sto figaccione che passa tutto il giorno a bere scotch e non ha un filo di pancetta, questo da' proprio noia. 
In realtà ero abituato: in Gilmore Girls (Una mamma per amica NdR), mamma e figlia passano 7 anni nutrendosi di pizza, cucina cinese e patatine (ogni venerdì sera, vanno a mangiare dalla nonna, e quando han finito vanno da Luke a farsi un bel hamburger, neanch'io a 18 anni mangiavo così tanto) e la figlia riesce pure a dimagrire nel corso delle serie... In questo senso, le fiction inglesi, dove tutti si ingollano di alchool e robazza ma sono anche belli grassi, mi stanno quantomeno più simpatiche. 
Dopo 2 mesi di Shameless, pieno di gente arrozzata senza pensieri che non fa un cazzo tutto il giorno e appena può scopa, passare a questo è stato uno shock. 
Forse che la nostra generazione è così diversa da quella degli anni 60? O forse è solo una mia impressione. 
Da vedere assolutamente.


Visioni d'oltremanica, benvenuto Tamp

Da oggi avremo un nuovo contributor su questo blog.
Si chiama Tamp, è un cervello romagnolo in fuga a Leicester che oltre ad occuparsi di 'teoria dei giochi' per ricerca (correggimi se sbaglio), è anche un fine osservatore di vita e di Eastenders (fra le tante).
Ci scriverà di queste sue visioni nella nuova rubrica Visioni d'oltremanica.
Benvenuto Tamp!